Destinazione [color=red]Bolzano, Alto Adige[/color]
Scopo del viaggio [color=red]tradizionali mercatini natalizi + Otzi “l’uomo venuto dal ghiaccio” [/color]
Mezzo di trasporto [color=red]treno Eurocity da Milano (poco più di 3 ore di viaggio)[/color]
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Bolzano è una città carinissima dall’atmosfera medievale, raccolta e accogliente come solo una cittadina di montagna sa essere. Viuzze strette, portici antichi, piazzette, cortili…e ovunque quel particolare accento contaminato dal tedesco (qui il tedesco è parlato anche più dell’italiano). Alzi gli occhi e sei circondato da vette innevate; cammini per le stradine ed è tutto un alternarsi di negozietti e botteghe che vendono prodotti dell’artigianato altoatesino, oltre alla forte presenza di boutique delle migliori marche. E oltre a ciò i colori e le sfavillanti luci del Natale, alberelli e decorazioni illuminate, nell’aria il profumo di caldarroste e vin brulè.
E poi freddo, tanto freddo!
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Il mercatino natalizio in sè è molto grazioso: file di piccole baite addobbate e luccicanti espongono una grande varietà di prodotti. Il legno intagliato va per la maggiore: splendidi i presepi di legno, di ogni forma e grandezza (e prezzo!), troppo forti gli animaletti del bosco costruiti interamente da pezzetti di legno assemblati, e i tronchetti di legno trasformati in portacandele…una meraviglia! E poi le baite coi prodotti gastronomici tipici, dallo speck ai canederli, dal miele allo strudel..
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Speck
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E che dire delle pasticcerie sparse per la città?Credo siano più numerose degli stessi abitanti : :21.gif: :
vetrine cariche di dolcetti tipici,
strudel,
zelten,
krapfen,
sachertorte, oltre a splendide e fantasiose creazioni al cioccolato coi soggetti del Natale (presepi di biscotto e marzapane, angioletti e pastori di glassa…insomma, la felicità dei golosi.
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Sede dei mercatini è
[color=red]Piazza Walther[/color],situata in pieno centro a soli 200 metri dalla stazione. Prende il nome da
Walther von der Vogelweide, grande poeta trovatore (ca. 1168 - ca. 1228) ed è considerata “il salotto” di Bolzano (qui si svolgono tutte le feste e manifestazioni importanti: Festa della Città, Festa dello speck, Festa della Zucca, Mercato dei Fiori...
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Piazza Walther è sovrastata dal [color=red]
Duomo[/color] di Bolzano, bell’ esempio di architettura gotica (splendido il tetto verde-oro).
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Tutto intorno a Piazza Walther sorgono bar, negozi e pasticcerie, tra cui spicca il [color=red]
“Sacher Shop”[/color], l’unico rivenditore di torte Sacher oltre i confini del’Austria (patria del marchio Sacher).
[URL=http://img41.imageshack.us/i/bolzano22.jpg/][IMG]http://img41.imageshack.us/img41/7153/bolzano22.jpg[/IMG][/URL]------------[URL=http://img41.imageshack.us/i/bolzano23.jpg/][IMG]http://img41.imageshack.us/img41/9379/bolzano23.jpg[/IMG][/URL]
[IMG]http://www.sacher.com/images/sideimg/original_sacher_torte.jpg[/IMG]
[color=purple][font=Optima]
(per i pochi che non lo sapessero, Sacher è un nome conosciuto in tutto il mondo dagli appassionati di cioccolato. La torta Sacher viene prodotta da ben 175 anni esclusivamente nella pasticceria Sacher a Vienna, che custodisce gelosamente la ricetta originale. La Torta Sacher è un soffice dolce al cioccolato farcito con uno strato di marmellata di albicocche e ricoperto con una ricca glassa di cioccolato, e viene confezionata in originali cofanetti di legno che ne conservano la qualità. La denominazione Torta Originale Sacher è protetta,e di proprietà del Sacher Hotel di Vienna. Il nome ed il prodotto sono registrati a livello mondiale, e non esiste alcuna licenza di rivendita. Attualmente dai forni escono ogni giorno diverse centinaia di confezioni per essere inviate alle pasticcerie, ai caffè e nei centri-shop che Sacher gestisce in proprio sotto questo nome.
Ma da dove arriva la leggenda di questo dolce?Vienna,anno 1832. La leggenda narra di Franz Sacher, giovane apprendista cuoco alla corte del Principe Metternich, che a causa dell’improvvisa malattia del capo cuoco dovette improvvisare un dessert speciale per alcuni ospiti di riguardo... Lui creò una delicata torta al cioccolato con la farcitura di marmellata di albicocche leggermente speziata e ricoperta con una ricca glassa di cioccolato. Il gradimento degi ospiti si rivelò stravolgente. In breve tempo il dolce, chiamato appunto Torta Sacher, divenne famoso e richiesto in tutti i casati nobilari e alle feste dell’alta società europea. [/font][/color]
Oltre a Piazza Walther il centro storico di Bolzano è ricco di piazze. Una di queste è
[color=red]Piazza Erbe[/color], dove dal 1295 tutti i giorni tranne il sabato pomeriggio e la domenica si tiene il mercato di frutta e verdura.
Una curiosità: a fine ‘700 in un hotel in questa piazza soggiornarono Goethe e Mozart.
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La [color=red]Fontana di Nettuno[/color] al centro della piazza che i bolzanini chiamano "oste con la forchetta" (per il tridente), fu eretta nel ‘700 e sostituì la precedente gogna pubblica per i contadini. . E' stata classificata tra le 100 fontane più belle d'Italia e rappresenta il dio del mare con tre delfini sopra grandi coppe a conchiglia in bronzo.
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Ma il pezzo forte della giornata è stata la visita al [color=red]
Museo Archeologico dell’Alto Adige[/color], famoso in tutto il mondo per la mummia
[color=red]Ötzi, l'uomo venuto dal ghiaccio[/color]. La visita è stata emozionante! L’intera vicenda è davvero incredibile, si parla della scoperta archeologica più importante del secolo. Il suo ritrovamento(avvenuto nel 1991)è unico e particolare perché quest’uomo vissuto nel 3000 a.C. si è conservato perfettamente, con tanto di vestiario ed equipaggiamento completo.
L'intera vicenda, la scoperta, il recupero, le successive campagne di scavi, gli esami clinici, è illustrata dettagliatamente al museo con l'ausilio di pannelli esplicativi, foto, filmati e stazioni multimediali interattive. E alla fine del percorso, in una cella frigorifera c’è lui, il nostro “avo”, perfettamente conservato, direttamente dall’Età del Rame. Pensate che quando il faraone egiziano Cheope fece costruire la Piramide che porta il suo nome, l’Uomo venuto dal ghiaccio giaceva sotto un manto di neve e ghiaccio già da 600 anni!
Ma leggete qui sotto l’intera avventura: ne rimarrete affascinati![color=purple][size=7]
”L’Uomo venuto dal ghiaccio”[/size][/color] esposto al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano è una delle mummie più famose e importanti del mondo.
[size=7][font=Times]
[color=green]La scoperta[/color][/font][/size] Giovedì, 19 settembre 1991 – ore 13.30, Alpi Venoste – Giogo di Tisa – 3210 m s.l.m.(Alto Adige, Italia)
[URL=http://img36.imageshack.us/i/bolzano27.jpg/][IMG]http://img36.imageshack.us/img36/9420/bolzano27.jpg[/IMG][/URL]
In una giornata di sole Erika ed Helmut Simon, due turisti di Norimberga (Germania) stanno facendo un’escursione in quota sulle Alpi Venoste. Durante la discesa dalla Punta di Finale, nei pressi del Giogo di Tisa, prendono una scorciatoia e perdono il sentiero. Mentre costeggiano una conca piena di acqua di fusione, notano sul fondo qualcosa di scuro. Lì per lì pensano a dei rifiuti, ma quando arrivano più vicini si accorgono, spaventati, di aver trovato il corpo di un uomo. Dal ghiaccio – o meglio, dall’acqua che deriva dallo scioglimento dei ghiacci, emergono la nuca, le spalle nude e parte della schiena. Il corpo giace supino, con il torace riverso su una lastra di pietra, il volto è nascosto. I due escursionisti vedono accanto al corpo della corteccia di betulla arrotolata. Prima di andarsene, sconvolti, scattano una fotografia per documentare il ritrovamento, convinti di aver trovato i resti di un alpinista scomparso qualche anno prima. In quel momento nessuno può immaginare che il corpo e i resti ritrovati accanto a lui presto diventeranno famosi in tutto il mondo. Così ha inizio la storia della maggiore scoperta archeologica del secolo.
[color=green]
[size=7][font=Times]Il recupero[/font][/size][/color] Venerdì 20 settembre 1991 e segg.
[URL=http://img36.imageshack.us/i/bolzano28.jpg/][IMG]http://img36.imageshack.us/img36/3651/bolzano28.jpg[/IMG][/URL]
Il giorno dopo il ritrovamento del corpo una squadra di soccorso austriaca avvia i primi tentativi di recupero. Il tempo è peggiorato molto; servendosi di un martello pneumatico, il gendarme austriaco Anton Koler e il gestore di rifugio Markus Pirpamer, cercano di dissotterrare il corpo. Il flusso continuo dell’acqua di fusione, però, li costringe a lavorare anche sott’acqua. Frattanto il tempo continua a peggiorare e il martello pneumatico si rompe, obbligando la squadra a interrompere i lavori. Il giorno dopo non è possibile riprendere l’intervento di recupero, perché non ci sono elicotteri disponibili. Durante la notte cade la neve e le freddissime temperature notturne hanno nuovamente congelato il corpo. Il giorno dopo, i Il recupero è condotto sotto la guida di Rainer Henn, dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Innsbruck e ripreso con la telecamera. Ancora oggi quelle riprese costituiscono un documento importante, perché non era presente alcun archeologo. La mummia viene liberata completamente dal ghiaccio usando una piccozza alpina e una racchetta da sci. Dall’acqua di scioglimento dei ghiacciai emergono molti resti di cuoio e pelliccia, cordini, lacci e ciuffi d’erba, che giacevano ammucchiati accanto al cadavere; fra i reperti c’è anche un pugnale con la lama di selce e il manico di legno e un'ascia con la lama di rame. Infine, il corpo e i reperti vengono messi in un sacco mortuario e trasportati in elicottero a Vent, nell’Ötztal (Austria). Per ordine della Procura di Stato un carro funebre trasporta la cassa all’Istituto di Medicina Legale di Innsbruck.
[URL=http://img707.imageshack.us/i/bolzano33.jpg/][IMG]http://img707.imageshack.us/img707/7236/bolzano33.jpg[/IMG][/URL]
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Il luogo del ritrovamento [/font][/size][/color]si trova a 3210 m s.l.m. nei pressi del sentiero che dal rifugio Similaun porta al Giogo di Tisa. È una conca naturale circondata da costoni di roccia scoscesi. In fondo al crepaccio ci sono molti grossi macigni: la mummia era riversa su un grande blocco di granito chiaro, sul lato occidentale della roccia. Il terreno ha protetto i reperti dall’enorme potenza del ghiaccio che si è depositato sulla conca con il passare del tempo. Oggi questo punto non è più coperto dal ghiaccio, ma nel 1922, quando è stato tracciato il confine di Stato fra Italia e Austria , c’era uno strato di neve di 20m.
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La questione del confine[/font][/size][/color]
Poco dopo il recupero, si è sparsa la voce che la mummia era stata trovata in territorio italiano, anziché austriaco come si era pensato in principio.
Secondo il trattato di St. Germain-en-Laye, stipulato nel 1919 fra la Repubblica austriaca, le Potenze Centrali e quelle vincitrici della 1° Guerra Mondiale, il confine correva lungo lo spartiacque che separa le valli dell’Adige e dell’Inn. All’epoca, però, nell’area del Giogo di Tisa lo spartiacque era coperto di ghiaccio e quindi non era stato possibile stabilire esattamente dove passasse. Il nuovo rilevamento del confine disposto dalle autorità il 2 ottobre 1991 ha decretato che il luogo del ritrovamento si trova esattamente a 92,56 m entro il confine di Stato italiano, su territorio altoatesino. L’amministrazione dell’Alto Adige, quindi, ha rivendicato la proprietà della mummia e degli oggetti ritrovati, che però da contratto dovevano rimanere presso l’Università di Innsbruck fino alla fine delle ricerche scientifiche. Le autorità altoatesine, inoltre, hanno autorizzato l’Istituto di preistoria e protostoria dell’Università di Innsbruck a condurre subito le ricerche archeologiche successive alla scoperta. Oggi sul luogo del ritrovamento della mummia dei ghiacci si erge una piramide di pietra alta 4 metri.
[URL=http://img707.imageshack.us/i/bolzano30.jpg/][IMG]http://img707.imageshack.us/img707/2851/bolzano30.jpg[/IMG][/URL]
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Come si è mantenuto intatto?[/font][/size][/color]
La serie di coincidenze è davvero incredibile:
1. Il corpo deve essere stato ricoperto di neve e poi di ghiaccio subito dopo la morte. Solo questo può aver impedito che venisse mangiato dagli animali o si decomponesse.
Non possiamo affermare con certezza se in qualche occasione nel corso dei millenni la neve che copriva la mummia si sia sciolta. I dati paleoclimatici documentano fasi calde nella seconda metà del III millennio a.C. e in epoca romana, durante le quali il ghiaccio della conca si sarebbe potuto sciogliere.
2. La profondità della conca, in posizione trasversale rispetto alla direzione di scorrimento del ghiacciaio, ha evitato lo schiacciamento del corpo e degli oggetti sul fondo: le enormi masse di ghiaccio hanno potuto scorrere sulla conca lasciando intatto il complesso archeologico.
3. Nel 1991, dallo sciogliersi della neve al momento della scoperta e del recupero, il complesso archeologico è stato esposto solo brevemente ai danni dei raggi solari, del vento e delle intemperie.
[URL=http://img707.imageshack.us/i/bolzano34.jpg/][IMG]http://img707.imageshack.us/img707/9186/bolzano34.jpg[/IMG][/URL]
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Come è morto?[/font][/size][/color]
Nel luglio 2001, cioè quasi 10 anni dopo il ritrovamento della mummia, i nostri consulenti, il Dott. Egarter Vigl e il Dott. Gostner, hanno fatto una scoperta emozionante. Esaminando nuove radiografie hanno osservato un corpo estraneo nella regione della spalla sinistra di Ötzi. Grazie ad esami approfonditi è stato fugato ogni dubbio: si tratta di una punta di freccia in selce. Molto probabilmente dunque, Ötzi è morto a causa di una ferita da freccia alla spalla.
Ulteriori dettagli sono emersi ad una più attenta analisi della parte sinistra della schiena. Lì il Dott. Egarter Vigl ha notato una piccola ferita, che dalla cute scende in profondità nel corpo. La punta di freccia ha provocato un foro di ca. 2 cm nella scapola sinistra, fermandosi nei tessuti a pochi millimetri dai polmoni. Non ha colpito, dunque, alcun organo vitale, ma ha raggiunto i fasci vasomotori del braccio sinistro e molti vasi sanguigni. La loro lesione deve aver causato una forte emorragia e, probabilmente, la paralisi del braccio. L’Uomo venuto dal ghiaccio deve essere morto dissanguato in pochi minuti.
Su una mano sono state rilevate inoltre una ferita profonda, molte escoriazioni e delle contusioni, derivanti da una lotta corpo a corpo che risale senz’altro a poco prima della morte. La recente scoperta di un trauma cranico con forte emorragia nella zona posteriore del cervello e una frattura del cranio fanno ipotizzare una caduta o un’aggressione.
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Quando è morto?[/font][/size][/color]
Durante le ricerche sui resti alimentari contenuti nello stomaco di Ötzi all’Istituto di botanica dell’Università di Innsbruck sono stati esaminati anche vari pollini: ne sono stati individuati 30 tipi diversi, ingeriti con il cibo, l’acqua e l’aria.
La maggior parte sono pollini d’albero, che forniscono indicazioni importanti sull’ultimo luogo di sosta di Ötzi prima di lasciare la valle per salire in quota. Le specie di albero riconducono ad una tipologia di bosco misto tipico della Val Venosta e specialmente della Val Senales. Particolarmente interessante è la presenza della carpinella che cresce soltanto a sud delle Alpi. In base al grado di digestione dei pollini i botanici ritengono che l’Uomo venuto dal ghiaccio fosse in Val Venosta 12 ore prima di morire. La fase della fioritura dei diversi pollini consente anche di stabilire il periodo della morte di Ötzi: prevalgono nettamente i pollini che fioriscono in primavera. La carpinella, ad esempio, fiorisce da marzo a giugno. Un altro indizio ci è dato dalle foglie di acero riccio trovate nei recipienti in corteccia di betulla. Come testimonia il contenuto di clorofilla, queste foglie erano state raccolte fresche, quindi fra giugno e settembre. Ciò sembrerebbe contrastare con la prugnola che Ötzi aveva con sé e che avrebbe potuto raccogliere solo fra luglio e novembre. In realtà, Ötzi avrebbe potuto avere la prugnola con sé anche da molto tempo, conservandola fra le sue cose. Da tutte queste informazioni gli scienziati deducono che l’Uomo venuto dal ghiaccio sia morto in primavera o all’inizio dell’estate.
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Abbigliamento ed equipaggiamento[/font][/size][/color]
Il complesso del ritrovamento del »l’Uomo venuto dal ghiaccio« ci fornisce un quadro mai tracciato prima d’ora della vita quotidiana e dell’aspetto di un abitante delle Alpi dell’Età del rame vissuto oltre 5000 anni fa. In condizioni »normali« di conservazione, infatti, gli indumenti e le parti del suo equipaggiamento in materiale organico non si sarebbero conservati. Ötzi aveva con sé un equipaggiamento completo ed efficace, che gli consentiva di trattenersi lontano dal suo accampamento per vario tempo e procurarsi il necessario per vivere. Grazie agli strumenti che aveva con sé poteva anche costruire o riparare degli oggetti.
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Chi era Ötzi?[/font][/size][/color]
Per determinare lo status sociale di Ötzi, l’ascia di rame che egli aveva con sé svolge un ruolo determinante. Nell'età del rame ascia e pugnale di questo metallo degli status symbol e indicavano il rango di capi e guerrieri, come testimoniano anche le statue-stele maschili di quel periodo. È probabile che l’Uomo venuto dal ghiaccio e la sua famiglia avessero dunque una posizione di rilievo all’interno della comunità: si può ipotizzare che Ötzi fosse un proprietario di greggi, un capo o una persona influente nel villaggio.
Riguardo il suo ruolo nella comunità del villaggio sono state formulate numerose teorie. Infine, basandosi sull’equipaggiamento, l’Uomo venuto dal ghiaccio è stato identificato come un pastore o un transumante. La transumanza era un compito di grande responsabilità e strettamente legato all’economia della comunità stanziale. Oltre alla custodia delle greggi questa attività prevedeva la caccia, l’approvvigionamento di cibo e la riparazione del vestiario e dell’equipaggiamento danneggiati. E in effetti l’abbigliamento e l’equipaggiamento di Ötzi possono essere compatibili con tutte queste attività. Il suo equipaggiamento – in particolare il portabraci – rivela che era attrezzato per una permanenza di alcuni giorni in alta montagna. I residui di cereali sui vestiti e nel portabraci testimoniano anche che Ötzi aveva avuto un contatto con l’insediamento della valle poco tempo prima del decesso.
Compatibile con questa teoria è anche il luogo di ritrovamento, collocato nei pressi di un importante valico che porta dalla Val Senales all’Ötztal. È dimostrato, infatti, che nella parte terminale dell’Ötztal i pascoli montani, oltre il limite boschivo, erano utilizzati dall’uomo come zona di pascolo fin dal Neolitico.
Contro la possibile identificazione dell’Uomo venuto dal ghiaccio come pastore transumante c’è il fatto che né sugli abiti né sul luogo del ritrovamento sono attestate tracce di pecore, capre o cani, mentre come pastore Ötzi avrebbe sicuramente avuto dei contatti con questi animali affidati a lui.
Poco dopo il ritrovamento della mummia è corsa la voce che l’Uomo venuto dal ghiaccio fosse un reietto della società o un fuggiasco. In effetti, le informazioni più recenti sulle cause della sua morte e le ferite alle mani e al capo gettano una nuova luce sulla teoria della fuga. Risulta che poco prima di morire l’Uomo venuto dal ghiaccio è stato coinvolto in una lotta, che potrebbe averlo indotto a fuggire in alta montagna. Ötzi è stato quasi raggiunto dai suoi aggressori e colpito con una freccia; pare che con le ultime forze abbia seminato i suoi inseguitori e raggiunto la conca rocciosa dove, però, è morto per le conseguenze dell’attacco.
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L’incredibile antichità della mummia[/font][/size][/color]
Finalmente, sei giorni dopo la scoperta della mummia, viene convocato un archeologo: il Prof. Konrad Spindler, ordinario di preistoria e protostoria dell’Università di Innsbruck, esamina il corpo e i suoi reperti. Sulla base delle tipologia dell’ascia egli attribuisce al complesso una datazione »di almeno 4.000 anni«. È la prima scoperta al mondo di un corpo umano così ben conservato, datato a diversi millenni fa e per giunta conservato con l’abbigliamento completo e numerosi oggetti di equipaggiamento. La prova definitiva dell’effettiva e straordinaria antichità della mummia viene dalla datazione al carbonio 14, un metodo molto usato in archeologia per stabilire l’antichità del materiale organico. Vari campioni di tessuto del corpo e dei reperti sono stati esaminati in ben quattro istituti diversi, con risultati identici: l’Uomo venuto dal ghiaccio è vissuto fra il 3350 e il 3100 a.C.
L’Uomo venuto dal ghiaccio, dunque, è vissuto oltre 5000 anni fa, nell’epoca in cui il rame viene introdotto in Europa come nuovo materiale di lavorazione e trasforma radicalmente l’economia e la società. Quando il faraone egiziano Cheope fa costruire la grande Piramide che porta il suo nome, l’Uomo venuto dal ghiaccio giace sotto un manto di neve e ghiaccio da 600 anni. Anche il famoso sito di Stonehenge, in Inghilterra, risale ad alcuni secoli dopo la sua morte.
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Cos’ha di straordinario l’Uomo venuto dal ghiaccio?[/font][/size][/color]
Al mondo esistono moltissime mummie artificiali. Alcune culture antiche, infatti, trattavano i corpi dei loro defunti per prevenirne la decomposizione: è il caso degli Egiziani, ma anche di sepolture trovate in Cile, in Perù e in Groenlandia. Le mummie naturali solitamente vengono rinvenute in torbiere; la maggior parte risale all’epoca della nascita di Cristo.
L’Uomo venuto dal ghiaccio è una delle mummie più antiche del mondo. Non è solo l’antichità, però, a renderlo così prezioso per la scienza, ma anche il tipo di mummificazione. Ötzi, infatti, è una cosiddetta “mummia umida”, chiamata così perché le cellule del suo corpo conservano ancora dell’umidità. Poiché i tessuti sono elastici è possibile innanzitutto sottoporli ad analisi scientifiche. Inoltre, trattandosi di una mummia naturale, il corpo non è stato modificato da trattamenti rituali od altri interventi umani. L’Uomo venuto dal ghiaccio, con il suo equipaggiamento e tutti i suoi indumenti, ci appare oggi come fosse appena stato strappato alla vita.
Pensate che dagli esami clinici è stato possibile stabilire anche l'età e le caratteristiche fisiche di Otzi: aveva 46 anni, occhi azzurri, capelli neri o castano scuro. Il suo peso si aggirava sui 60 kg (oggi lo scheletro pesa 13 kg), e la sua alterzza era di circa 160 cm.
Otzi nella cella frigorifera in cui è conservato
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La maledizione di Ötzi[/font][/size][/color]
Alcune persone coinvolte nel recupero della mummia o nelle indagini scientifiche su Ötzi hanno perso la vita in misteriosi incidenti. La stampa sensazionalistica ha collegato questi decessi alla “maledizione di Ötzi”: è nata infatti una leggenda secondo cui una maledizione sarebbe stata lanciata dalla mummia per punire chi ha turbato il suo riposo. Del resto le mummie sono spesso al centro di questo processo psicologico: la loro incorruttibilità è stata oggetto di venerazione per secoli. La loro capacità di attraversare il tempo, cosa che un comune mortale non potrebbe fare, le rende ambasciatori della natura umana nell'aldilà eterno. Ötzi è un essere veramente eccezionale, perché ci vogliono circostanze straordinarie affinché il corpo di un uomo attraversi indenne una piccola eternità durata 5300 anni". Una sorta di messaggero dal passato, dunque.