
Il primo impatto con Istanbul avviene attraverso i vetri di un tram che dall'aeroporto mi avrebbe portato in città. Sulle strade frenesia, movimento, vivacità, colori, trascuratezza che rimanda a tempi ormai lontani per noi che viviamo in quotidianità diverse da questa. E poi bandiere. Tantissime. Ovunque. La mezzaluna e la stella, rosso e bianco: sui palazzi importanti come sui balconi delle case modeste, sui cancelli, fuori dai negozi, alle fermate dei tram. L'orgoglio nazionalista qui è forte.
Il tram è strapieno, siamo gli unici turisti, decine di occhi si posano su di noi, ci scrutano in un misto di diffidenza e curiosità. Cerco di osservare con discrezione. La maggior parte delle donne qui ha il velo (giovani o anziane non fa differenza). Gli uomini hanno tratti somatici molto marcati, occhi e capelli scurissimi e carnagione olivastra.
Arriviamo a Beyazit, il quartiere più pittoresco di Istanbul, cuore della città vecchia. Qui sorge il Grand Bazar, centro di un'intensa e frenetica attività commerciale. E qui c'è anche il nostro hotel, il Grand Beyazit Hotel, 4 stelle, comfort e standard qualitativo europeo.
Non vediamo l'ora di tuffarci nell'atmosfera turca, e così -dopo aver depositato i bagagli- usciamo. Tanta gente, strade pullulanti di negozi di tappeti e tessuti, vetrine straripanti di dolci turchi, nell'aria odore di kebab cucinato incessantemente.
E poi ancora carretti di venditori ambulanti che vendono ciambelle, pani turchi e caldarroste. Tram, decine di taxi (che qui sono "Taksi"). Questa atmosfera è accogliente, mi piace. Dal caos della strada si scorgono i padiglioni del Grand Bazar, la nostra prima meta.



















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