Che mal di gambeee!! Oggi è stata una giornata super-intensa. Prima tappa: Liberty Island, ossia la Statua della Libertà. Devo dire che mi ha un po’ deluso, la immaginavo più grande, più “maestosa”. Poi cavoli che sfortuna: l’ascensore per salire fino in cima era fuori servizio , e così ci siamo beccati non so quante centinaia di gradini a piedi, ripidi e in scala a chiocciola (dove caracollare eventualmente giù era un gioco da ragazzi). Che fatica…Alla fine siamo giunti fino alla corona (che era stata chiusa al pubblico dopo l’11 settembre ed è stata riaperta solo due mesi fa). Vi dirò…una mezza delusione anche lì…la corona non è altro che un angusto stanzino di 1 metro per 1 metro, con finestrelle chiuse da cui non si poteva nemmeno scattare una foto decente, bah. In compenso dal basamento della Statua si possono fare belle foto dello skyline di Manhattan e della Statua stessa.
Molto molto bella e suggestiva è invece Ellis Island, l’isoletta della speranza, per decenni in passato punto di accoglienza per milioni di immigrati che rincorrevano il sogno americano. Ora è un museo (Museo dell’Immigrazione). Prendetevi un’audioguida e vedrete che sarà interessantissimo e a tratti commovente. Ci sono testimonianze del passato e anche moltissimi oggetti dell’epoca (abiti, bauli e valigie, scritti, ecc..). Sono presenti anche delle postazioni in cui si ha la possibilità di sapere se qualcuno dei propri antenati passò di lì. Io ho trovato tanti Franco, ma non erano miei parenti. Il bisnonno prese baracca e burattini e scappò a Buenos Aires. Comunque, a parte la digressione familiare… andate a Ellis Island, andate e andate.
Al nostro ritorno sulla terraferma siamo corsi a vedere quel che rimane del World Trade Center, ossia un enorme cantiere a cielo aperto, con tante gru e operai indaffarati. Che strano vedere quell’enorme buco tra i grattacieli, e che strano (seppur in realtà giusto e normale) vedere come la zona sia trafficatissima, brulicante di vita, migliaia di lavoratori e di auto passano accanto all’enorme buco fangoso e sembrano ignorarlo. Non è così, certo, ma la vita è andata avanti, va avanti.
Già che c’eravamo, siamo entrati all’adiacente World Financial Center, un enorme complesso elegantissimo e sofisticato, sede di importanti compagnie finanziarie, negozi esclusivi e ristoranti alla moda. L’atrio è stupendo: pavimenti in marmo rosa, ampie gradinate, soffitto in vetro e tantissime palme gigantesche che conferiscono al tutto un’atmosfera esotica. Abbiamo preso un gelatino da Bella Ciao (che di italiano aveva solo il nome ma non la qualità) e ci siamo seduti anche noi all’ombra della palma

Per cena siamo andati alla Bonne Soupe, un bistrot carinissimo e nominato dalle guide. Ve lo consiglio! Atmosfera bohemien , divanetti in pelle e luci soffuse, e soprattutto cibo buono (provate le crepes). Il costo è alla portata di tutti e qui la mancia si dà volentieri.
Poi abbiamo fatto un salto sulla Fifth Avenue, la Quinta Strada: qui tra un emporio di Armani e una boutique di Chanel sorge un grosso cubone di vetro con una mela bianca illuminata. E’ la Apple, decine di computer di grido e decine di persone connesse. Completamente gratuito.





























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